Associazione Nazionale Assistenza Vittime
Arruolate nelle Forze Armate e Famiglie dei Caduti

Segreteria: Largo Michelangelo, 5 - 00034 Colleferro (RM)




Roma, 17/02/2005



Al Senatore Rocco Salini

Presidente della Commissione

d'Inchiesta sull'uranio impoverito

Signor Presidente,

      colgo l'occasione per formularLe i migliori auguri per la sua nomina a Presidente della Commissione d'Inchiesta sull'uranio impoverito.
      L'Associazione che ho l'onore di presiedere si occupa della problematica dell'uranio impoverito fin dal 1994 quando in Somalia, dopo la missione Restore Hope, il maresciallo Marco Mandolini si ammalò di una malattia che fu diagnosticata come "rara malattia tropicale". Ma su suggerimento di alcuni militari USA sorse il dubbio che la malattia potesse essere provocata dall'uranio impoverito. I nostri reparti in Somalia avevano operato senza protezione dall'uranio impoverito, mentre i reparti USA avevano adottato le norme di protezione fin dal 14 ottobre 1993 (vedi allegato). Fu anche chiesta la riesumazione della salma del maresciallo Mandolini ma non fu concessa dall'autorità giudiziaria.
      Da allora comunque molti sono i casi di cui questa Associazione si è occupata a partire dai primi in Sardegna di Giuseppe Pintus e Salvatore Vacca. In quella circostanza il Governo ebbe a rispondere che in Bosnia l'uranio impoverito non era stato usato. Si scoprì poi invece che almeno 10.000 proiettili avevano colpito quel territorio.
      La questione più urgente sul piano umano è quella degli indennizzi alle famiglie dei militari deceduti e ai militari malati. Gli indennizzi riguardano peraltro, come accennerò in seguito, anche il personale civile. In base alle leggi 308/81 e 280/91 (vedi allegato) alle famiglie dei militari deceduti avrebbe dovuto, a parere dello scrivente, essere subito devoluta la cifra di 50 milioni di vecchie lire. Le sopra citate leggi che riguardano sia militari di leva che di carriera (volontari) stabiliscono infatti che, indipendentemente o meno, che la morte sia dovuta a "causa di servizio" l'indennizzo debba essere assegnato a tutti coloro che sono in servizio, cioè rivestono lo status militare. La legge 280/91 specifica che l'indennizzo è dovuto a tutti coloro "i quali subiscono per causa di servizio O DURANTE IL PERIODO DI SERVIZIO un evento dannoso che ne provochi la morte o che comporti una menomazione dell'integrità fisica ".
      E che l'uranio sia dannoso lo comprovano le norme di protezione emanate dalla KFOR (la Forza Multilaterale nei Balcani) il 22 novembre 1999 (purtroppo sei anni dopo l'emanazione delle norme USA, sei anni in cui i nostri reparti sono rimasti privi di norme di protezione!).Nella suddetta normativa a firma del colonnello Osvaldo Bizzarri (specializzato NBC) vedi allegato, si legge tra l'altro: "Inalazioni di polvere insolubile di (Uranio impoverito) sono associate nel tempo con effetti negativi sulla salute quali il tumore o disfunzioni nei neonati. Queste non potrebbero verificarsi fino a qualche anno dopo l'esposizione".
      L'Italia comunque era stata resa edotta del pericolo e della esigenza di adottare norma di protezione fin dal 1984 (vedi allegato).
      Era dunque ovvio che indipendentemente o meno dalla causa di servizio il personale avrebbe dovuto ricevere gli indennizzi previsti. Purtroppo ciò, salvo rarissime eccezioni non è avvenuto ed ha provocato gravissimi danni economici alle famiglie e agli ammalati che hanno dovuto pagare somme elevatissime per le cure anche con gravi indebitamenti, a parte le insufficienze nelle terapie che ne sono derivate.
      E' dunque questo un problema che l'Associazione ritiene che debba essere affrontato con la massima urgenza e priorità per rimediare ai gravissimi aspetti negativi che si sono creati. Da notare che il modestissimo risarcimento di 50 milioni di vecchie lire, che era stato proposto dallo scrivente nel lontano 1977 quando era presidente della Commissione Difesa della Camera (proposta di legge 1141 del 11 febbraio 1977), vedi allegato, è ormai da considerarsi del tutto insufficiente il che è provato dal fatto che per i caduti di Nassirya è stato recentemente stabilito un indennizzo di circa 400 milioni di vecchie lire.
      Come sopra accennato l'indennizzo spettava (a militari di leva e di carriera) indipendentemente dal fatto o meno che fosse decisa la dipendenza della causa di servizio. Comunque purtroppo ha influito negativamente quanto stabilito dalla 1^ Relazione Mandelli secondo la quale nessun parametro critico era stato superato. Valutazione che non è stata modificata anche quando nella 2^ e 3^ Relazione Mandelli è emerso l'abnorme numero di linfomi di Hodgkin che avrebbe dovuto far modificare il giudizio precedentemente espresso. Tutto ciò a parte il fatto che le relazioni Mandelli sono del tutto prive di valore epidemiologico in quanto attuate in corso d'opera senza attendere che il fenomeno potesse considerarsi concluso (la latenza di alcuni tumori, specie quelli polmonari è anche di oltre 20 anni). Uno studio epidemiologico può farsi solo a "bocce ferme" moltissimi sono i casi che si sono verificati in Bosnia e Kossovo (solo zone prese in considerazione mentre si sono avuti casi anche in Somalia, Albania, Macedonia e nei poligoni) dopo la stesura delle relazioni e dunque tutti questi casi non sono stati presi in considerazione.
      Per altro anche nei casi in cui qualche commissione medica ha riconosciuto una dipendenza da causa di servizio gli indennizzi non sono stati concessi. Le allego a titolo esemplificativo il caso del caporalmaggiore Fabio Porru per il quale una commissione medica aveva riconosciuto la dipendenza da causa di servizio, ma che non ha avuto nessun indennizzo. Tutto ciò nonostante il fatto che in base alle citate leggi 380/81 e 280/91 l'indennizzo doveva essere concesso comunque in quanto trattatasi di personale in servizio.
      Come sopra accennato il problema riguarda anche i civili con risarcimenti che dovrebbero essere equivalenti a quelli dei militari. Recentemente è morto il Prof. Giovanni Caselli di Firenze che aveva operato per la Presidenza del Consiglio nella ex Jugoslavia (Operazione Arcobaleno - vedi allegato) e che tra i suoi compiti aveva quello di visionare le case colpite da bombardamenti. Un incarico di alto rischio per via dell'accumulo di ossido di uranio impoverito che si deposita negli obbiettivi distrutti. Nessuno peraltro aveva avvertito il Prof. Caselli dei pericoli che correva e così egli ha operato senza alcuna misura di protezione. Il problema dunque si pone anche per i civili che sono risultati particolarmente trascurati.
      Resto naturalmente a Sua disposizione per tutte le informazioni che possono occorrerLe e Le sarò grato intanto per quanto potrà fare per chiarire la questione degli indennizzi che sul piano sociale si presenta particolarmente grave e urgente.

Falco Accame
Presidente ANAVAFAF