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Signor Ministro,
La ringrazio delle informazioni che ha voluto comunicarmi con foglio in data 8 giugno 2004,
prot. 2/32250/2.6.96 (04), attraverso il Capo di Gabinetto Ammiraglio di Squadra Paolo La Rosa,
con cui ha risposto alla mia istanza del 3 Aprile 2004. Cercherò di esprimere alcune considerazioni
in relazione ai vari temi trattati a prosecuzione di quanto ebbi a scriverLe il 18.03.2002 e
in altre successive lettere.
1) Nesso di causalità tra uranio impoverito e casi di neoplasie riscontrati
Poiché non si conosce la natura intima dei tumori, credo che la situazione in cui ci troviamo
sia la seguente: non abbiamo certezza che ci sia un legame di causa-effetto ma non abbiamo
neppure la certezza che NON ci sia un legame di causa-effetto.
Si tratta di una situazione del resto del tutto analoga a quella che riguarda altre possibili
cause di tumori. Ad esempio, per quanto riguarda il tabacco, non siamo certi che procuri dei tumori
ma lo temiamo fortemente, come si legge, ad esempio, sui drammatici annunci scritti sui pacchetti
di sigarette. Per la polvere di amianto analogamente non siamo sicuri che procuri tumori, ma lo temiamo
come un grande pericolo.
Credo che, a maggior ragione, se non siamo certi che sia causa di tumori l'esplosione di una barra
di uranio da 300 Kg contenuta in un missile Tomawak che genera una temperatura di oltre 3000 gradi
all'impatto, non siamo certamente neppure certi che non provochi rischi. E se è un rischio per la salute
qualche grammo di tabacco, credo sia a maggior ragione un rischio alla salute l'esposizione al "fumo
di ossido di uranio" emesso da una barra come quella sopra menzionata di 300 Kg.
Del resto, dopo le esperienze della Guerra del Golfo, già il 16 agosto 1993 il Capo della Sanità dell'Esercito
USA ha scritto (vedi allegato) che l'inalazione di polvere di uranio impoverito può provocare tumori.
E lo stesso Prof. Mandelli, pur avendo, nella conferenza stampa al termine della Prima Relazione della
Commissione stessa, assicurato che l'uranio impoverito era da considerarsi praticamente innocuo, ha
poi rivisto il suo giudizio, dato che egli ha scritto sulla rivista 'Epidemiologia e Prevenzione'
(giugno-ottobre 2001) un articolo (vedi allegato) insieme al Prof. Mele, membro della Commissione Mandelli,
in cui afferma testualmente che: "non siamo in grado di escludere che l'uranio impoverito possa essere causa
di tale patologia".
Ma il Generale Michele Convito, Direttore Generale della Sanità Militare, ha affermato, in data 29 giugno 2004,
in sede Commissione Difesa della Camera che: "allo stato dei fatti non esiste alcun nesso dimostrato
di causalità tra linfoma di Hodgkin e uranio impoverito come ha stabilito la Commissione Mandelli
e quindi non si può riconoscere al momento queste patologie come cause di servizio" (vedi allegato comunicato ASCA).
Il Prof. Grandolfo, membro della Commissione Mandelli, in una intervista al quotidiano 'Metro' in data
20 ottobre 2003 (vedi allegato), intervista che non è stata smentita, ha letteralmente dichiarato che:
"non abbiamo mai detto che l'uranio impoverito non è letale".
Le Commissioni Mediche Militari, purtroppo, basandosi sul giudizio espresso in seguito alla Prima Relazione Mandelli,
non hanno concesso la causa di servizio, causa di servizio che viene concessa, invece, in moltissimi casi su basi
semplicemente probabilistiche del nesso causa-effetto e non su basi di certezza del nesso
causa-effetto. Ad esempio, sono state concesse migliaia e migliaia di cause di servizio per artrosi sul
semplice nesso probabilistico e non si capisce quindi come possano essere adottati pesi e misure così diversi,
quasi che l'elasticità con cui si concede/nega la causa di servizio sia del tipo di quella della pelle dei tamburi.
Debbo, peraltro, precisare che vi è stato un caso in cui la Commissione Medica ha ammesso la certezza della relazione
causa-effetto, come si può leggere, ad esempio, sul quotidiano 'Il corriere della sera' in data 13.02.2003
in un articolo dal titolo 'Commissione di Ufficiali Medici per la prima volta stabilisce un legame.
L'uranio causò il tumore dei militari".
Comunque in tutte le situazioni in cui non si ha la certezza che un determinato fattore sia la causa dei tumori
deve valere IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE. E di fatti, per quanto riguarda l'uranio impoverito, gli Stati Uniti,
dopo la drammatica esperienza delle malattie dei reduci della Guerra del Golfo, hanno emanato norme di precauzione
FIN DAL 14 OTTOBRE 1993, per quanto riguardava la operazione in Somalia, Restore Hope, un'operazione in cui ci sono
stati circa oltre 10.000 morti e in cui i nostri reparti hanno operato in varie azioni, fianco a fianco ai reparti
USA (i reparti USA erano protetti con tute "spaziali", mentre i nostri non erano in alcun modo protetti).
Anche per i reparti italiani sono state adottate norme di sicurezza, purtroppo OLTRE SEI ANNI DOPO la emanazione
di quelle USA e precisamente il 22 novembre 1999, da parte della K Force nei Balcani a firma del
Colonnello Osvaldo Bizzari e poi successivamente, le norme di protezione emanate per la Folgore
nel maggio 2000 a firma del Colonnello Fernando Guarnieri. Si legge, tra l'altro, nelle norme
di precauzione della K Force: "L'UI è un metallo pesante chimicamente tossico e radioattivo con
un peso specifico quasi doppio rispetto al piombo.... L'UI emette radiazioni Alfa, Beta e Gamma con
un tempo di dimezzamento di 34,5 miliardi di anni. La sua pericolosità radioattiva è dovuta alle
radiazioni alfa...".
Si precisa inoltre che, per quanto riguarda il comportamento da tenersi da parte del personale:
"Rimani lontano da carri-mezzi bruciati e da edifici colpiti da missili da crociera. Se lavori
entro 500 metri di raggio da un veicolo o costruzione distrutti indossa protezioni per le vie
respiratorie. Inalazioni di polvere insolubile UI sono associate nel tempo con effetti negativi
sulla salute quali il tumore e disfunzioni nei neonati. Questi potrebbero non verificarsi fino a
qualche anno dopo l'esposizione".
A sostegno di quanto scrive il Colonnello Bizzari, ecco quanto si legge nelle norme emanate
l'8 maggio 2000 alla Brigata Folgore, Nembo e Col Moschin: "La pericolosità dell'uranio si
esplica sia per via chimica, che rappresenta la forma più alta di rischio nel breve termine,
sia per via radiologica che può causare seri problemi nel lungo periodo. La maggiore
pericolosità per il tipo di radiazione emessa si sviluppa nei casi di irraggiamento interno
(contaminazione interna)".
Il Colonnello Ferdinando Guarnieri formula anche con precisione il criterio per stabilire chi
può essere definito "soggetto a rischio di contaminazione interna da uranio" e cioè chi deve
far parte del numero dei militari potenzialmente a rischio: (cioè di quel totale di circa 40.000
che è stato preso di base nelle relazioni Mandelli). Solo una piccola parte dei 40.000 risponde
al criterio che stabilisce chi deve essere considerato "soggetto a rischio".
E' chiaro, dunque, come le valutazioni dei Colonnelli Bizzari e Guarnieri, siano completamente in
contrasto con quanto ebbe a dichiarare il Prof. Mandelli al termine della Prima Relazione.
Non va dimenticato, a questo riguardo, che tale relazione era affetta da un gravissimo errore statistico
e cioè dall'adozione della distribuzione probabilistica di Gauss al posto di quella di Poisson, errore che
la Commissione ha dovuto riconoscere.
Ed è stato questo errore che ha impedito che fin da subito emergesse, ad esempio, l'incidenza
assolutamente anomala dei linfomi di Hodgkin, incidenza che, invece, è apparsa immediatamente
nella Seconda Relazione dove l'errore statistico era stato corretto.
E così nella Terza ed ultima Relazione l'eccesso dei linfomi di Hodgkin appare con ancora
maggiore evidenza. Ma la Prima Relazione Mandelli ed anche le successive sono affette da un
altro gravissimo errore che potremo chiamare l'ERRORE TRILUSSA, nel senso che sono stati
presi in considerazione come potenziali soggetti a rischio oltre 12.000 militari IN PIU' di quelli
che dovevano essere considerati, cioè quasi un terzo rispetto ai 40.000 circa presi in esame.
Infatti, sono stati considerati in un'unica ammucchiata sia i militari che non avevano protezione,
grosso modo quelli che hanno operato prima del 22 novembre 1999 ed insieme a questi circa altri 12.000
che dopo il novembre 1999 avevano operato adottando le norme di protezione. Due soggetti, quindi,
completamente diversi dal punto di vista dei rischi che corrono.
Ho parlato di "Errore Trilussa" perché Trilussa metteva sull'avviso che la statistica rischia
di far considerare come uguali persone che hanno lo stomaco pieno e persone che hanno lo stomaco vuoto.
Diceva infatti Trilussa che se c'è un pollo in tavola e ci sono due persone e se lo mangia solo una
di queste, la statistica, tuttavia, direbbe che se lo sono mangiato a metà per uno. Ma purtroppo chi ha
lo stomaco pieno non è uguale a chi ha lo stomaco vuoto! Nel nostro caso sono stati sommati assieme,
con un evidentissimo errore, quelli che adottavano le norme di sicurezza, delle quali si sostiene
che assicurano una piena protezione, e chi non le adottava (cioè era senza protezione).
Purtroppo, nonostante lo scrivente abbia segnalato, ormai una decina di volte, l'esistenza
di questo macroscopico errore nulla è stato fatto per correggerlo ed è ovvio che un errore di
tale rilevanza (in quanto comporta l'inclusione di circa un terzo di persone in più di quello
che doveva essere considerato), modifica sostanzialmente i risultati.
Un altro grave errore della Prima e successive Relazioni Mandelli, dovuto alle direttive impartite
alla Commissione è quello di aver preso in considerazione solo i casi di contaminazione segnalati
in Bosnia e Kossovo, zone bombardate dalle forze alleate. Ma purtroppo gli effetti dell'uranio impoverito
non rispettano i confini geopolitici degli Stati e la zona più bombardata in assoluto (vedi cartina allegata),
quella del Kossovo meridionale, confina con la Macedonia e l'Albania e gli effetti dell'uranio,
ovviamente, si estendono a queste aree dove si sono registrati vari casi, come quello dei militari
Melis, Grimaldi e Meloni e probabilmente molti altri non noti a questa Associazione.
Altro errore, dovuto anche questo alle direttive impartite alla Commissione, è quello di aver
trascurato tutto quanto accaduto nel teatro della Somalia. I casi di possibile contaminazione
segnalati in Somalia sono assai numerosi e proporzionalmente, dato il numero limitato di personale
inviato in Somalia, certamente più significativi di quelli della Bosnia e del Kossovo. Tra quelli
a conoscenza dell'Associazione che presiedo sono il caso paracadutista M, ammalato di un linfoma
di Hodgkin, del paracadutista S anch'esso ammalatosi di un linfoma di Hodgkin, del maresciallo
P morto per un tumore al polmone, del CC D'A. morto anch'esso per un tumore. Quando accaduto in
Somalia doveva essere attentamente preso in considerazione dalla Commissione anche perché vi sono
stati anche casi che riguardano i reduci italiani della Guerra del Golfo.
Anche per via di questa grave carenza l'Associazione che presiedo ha chiesto invano, numerosissime
volte, che le Relazioni Mandelli vengano interamente rifatte e aperte al controllo di
scienziati esterni alla Commissione stessa.
Mi corre, in conclusione, anche l'obbligo di segnalare che l'Italia era stata avvertita fin
dal 1984 (vedi allegato) da parte degli Stati Uniti della pericolosità dell'uranio impoverito
addirittura per quanto riguarda il semplice maneggio del metallo non ancora esploso.
Si trattava infatti del maneggio delle barre all'uranio impoverito che vengono usate per
timoni di direzione negli aerei e missili. In proposito si stabiliva che: "The following
precautions should be observed:
-
Personnel brandling the balance weight should wear gloves
-
Industrial eye protection should be worn
-
Respirator mask should be worn to erasure no radioactive dust particle ingestion.
Gloves, wrapping material, wiping cloths, respirator filters, or any other articles used in
the handling of damaged balance weight should be discarded and appropriately labeled as
radioactive waste and disposed of accordingly".
L'Italia era dunque al corrente, anche prima delle operazioni in Somalia e nei Balcani, del
rischio dell'uranio impoverito.
2) Differenza presunta tra tumori dei militari e dei civili
Con riferimento al contributo di cui si fa cenno, del Prof. Giuseppe Torelli dell'Università
di Modena, da cui emerge che il linfoma di Hodgkin insorto nel gruppo di militari considerati
nella Relazione Mandelli (gruppo di cui, peraltro, non sono stati resi noti i nominativi e
sui quali, quindi, è impossibile fare delle verifiche) non differisce dai linfomi
verificatisi tra i civili.
In proposito non si capisce a che cosa risponda questa richiesta di esame di differenziazione.
Almeno a quanto risulta allo scrivente nessuno ha mai sostenuto che i linfomi di Hodgkin
insorti tra il personale militare e quelli insorti tra il personale civile presentino
delle differenze. Infatti perché mai il "corpo" del militare dovrebbe differire dal "corpo"
del civile a riguardo dei pericoli di contaminazione?
Nel poligono di Salto di Quirra in Sardegna abbiamo avuto molti casi di possibile
contaminazione da uranio impoverito sia tra civili che tra militari e non si è mai
posta in evidenza la suddetta problematica della differenziazione.
3) Discordanze tra dati del libro bianco e dati della Commissione Mandelli
Per quanto riguarda la discordanza dei dati tra il numero dei militari da prendere in considerazione
ed il contrasto con quanto affermato nel libro bianco, la questione di fondo è che purtroppo
il conteggio fatto dalla Commissione Mandelli include persone che vi risultano scritte più volte,
ad esempio un maresciallo che ha potuto prendere visione degli elenchi su cui si è basato il
Prof. Mandelli, ha constatato che il suo nome figurava più volte, esattamente una volta per
ogni missione compiuta. E' chiaro che, però, una stessa persona non può ammalarsi tre volte
o morire tre volte. E' ovvio che i conteggi andavano rifatti escludendo, per un minimo di serietà,
i doppioni o triploni o peggio. Ma non risulta che questo sia stato fatto.
Lo scrivente in data 10 maggio 2003 (vedi allegato) ha chiesto, ai sensi della legge
241/90 sulla trasparenza amministrativa, di conoscere il nome del responsabile della
comunicazione dei dati alla Commissione Mandelli. Per legge questa risposta doveva
pervenire entro 30 giorni. E' ormai passato un anno e più di trenta giorni e lo scrivente
non è riuscito ancora a sapere chi è il responsabile.
4) Afghanistan e Iraq
Per quanto riguarda i teatri afgano e iracheno, teatri in cui sono state ampiamente usate
armi all'uranio,sorprende da quanto si è potuto evincere da tutti i filmati televisivi
che hanno mostrato reparti operativi all'opera, che nessun militare indossava
delle maschere di protezione.
Recentemente in una intervista a cura di Antonio Maria Mira su 'L'Avvenire' il Commissario
finlandese Pekka Haavisto ha affermato che circa due tonnellate di armi all'uranio impoverito
sono state sganciate dagli inglesi (che gli hanno fornito questi dati), nelle zone interessate.
In proposito sorprende veramente che prima dell'invio dei nostri reparti nelle zone operative
non siano state ufficialmente chieste ai comandi inglesi e USA le mappe relative ai
bombardamenti effettuati. Questo per poter assicurare un minimo di garanzia di sicurezza alle
nostre truppe. I comandi inglesi ed USA avevano l'assoluto obbligo di fornire questi dati e
ciò doveva costituire una pregiudiziale per l'invio dei nostri reparti.
Si sa, peraltro, che le misurazioni che in passato sono state effettuate dai nostri nuclei
NBC, non hanno dato risultati positivi. Il ministro Mattarella dichiarò in Parlamento
che non erano state usate armi all'uranio in Bosnia. I nostri reparti NBC non le avevano
segnalate Emerse poi che erano stati sparati almeno 10.000 proiettili all'uranio impoverito.
Il problema si pone, ovviamente, anche per l'Afghanistan e l'Iraq.
Lo scrivente ritiene importantissimo, per la sicurezza dei nostri soldati in Afghanistan
e in Iraq conoscere con urgenza da coloro che hanno bombardato le zone, i punti di
caduta dei proiettili.
5) Poligoni di tiro ad uso interforze e ad uso civile
Come si sa nei poligoni si sperimentano le armi più moderne in uso e anche quelle che
sono in progettazione. Nei poligoni interforze possono operare forze straniere NATO e
non NATO, ad esempio a Capo S. Lorenzo, nel poligono di Salto di Quirra hanno potuto
operare libici ed iracheni e ditte private in pianta stabile (Vedi il caso della
VITROCISET cosa che ha suscitato non poche polemiche).
Le forze che sperimentano le loro armi nei poligoni, per quanto risulta allo scrivente,
non sono mai state soggette a restrizioni di impiego. Lo scrivente, all'epoca in cui
ha prestato servizio in Marina, si è trovato molte volte ad eseguire tiro contro costa
a Capo Teulada in esercitazioni nazionali ed internazionali, dove ciascuna Marina impiegava
le armi in dotazione e non esisteva alcun bando internazionale restrittivo circa l'uso del tipo
delle armi. E, almeno, a quanto lo scrivente ha potuto appurare, non esistono ad oggi bandi
internazionali che facciano divieto di impiego di armi ad uranio impoverito. E del resto,
se l'Italia avvalora la tesi del Prof. Mandelli enunciata dopo la Prima Relazione circa
l'innocuità delle armi all'uranio, per qual mai motivo dovrebbero essere emanate delle
norme restrittive per l'impiego di queste armi nei poligoni?
Ed infine, lo scrivente si chiede: i nostri carri armati non debbono essere testati per
quanto riguarda la corrazzatura a fronte delle armi più pericolose da cui possono essere
attaccati? E queste armi sono oggi quelle all'uranio impoverito, per la loro capacità di
penetrazione. Dunque a parere dello scrivente, nei poligoni si devono impiegare,
per questi test, le armi all'uranio impoverito. Ciò, naturalmente, con tutte le
precauzioni del caso per non creare rischi a militari e civili. Ad esempio sono
consigliabili prove sotterranee in grotta.
Lo scrivente ha cercato di rispondere alle varie questioni in argomento nel modo più
dettagliato possibile, come del resto già aveva fatto in tutte le precedenti lettere,
tra cui quella citata all'inizio di questo scritto e quella che si allega, in data 22.10.2003,
al Sottosegretario Gianni Letta.
In relazione alle questioni oggetto della lettera in argomento gradirebbe conoscere
il parere del Signor Ministro sui singoli punti oggetto di trattazione, in modo che
non si debba ritornare ancora una volta a prendere in esame ciò di cui si continua a
discutere da quasi quattro anni.
Lo scrivente è naturalmente disponibile a qualsiasi confronto diretto con esperti del
Ministero della Difesa nella materia.
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