PRO-MEMORIA PER IL MINISTRO DELLA DIFESA

 

L’associazione che presiedo si trova continuamente di fronte a delle problematiche che interessano il personale militare e che richiederebbero un dialogo aperto e costruttivo col Ministero della Difesa. Ma nonostante i dichiarati intendimenti di apertura e trasparenza da parte del Ministero, numerosissime questioni restano senza risposta; oppure quando si ottengono delle risposte, queste sono caratterizzate da un’affermazione di estraneità da parte del Ministero della Difesa, quasi che il Ministero della Difesa si connotasse come un Ministero della ‘Autodifesa’. Molte questioni riguardano problemi di vita dell’apparato militare. Cercherò di elencarne alcuni, limitandomi alla scorsa e alla presente legislatura. Si tratta tra l’altro di problematiche che avrebbero dovuto coinvolgere anche le “rappresentanze militari” per quanto attiene ai loro compiti relativi al “benessere del personale”. Purtroppo su queste delicate ed importanti tematiche le rappresentanze sono state praticamente costrette a tacere; peraltro le possibilità di intervento delle rappresentanze sono via via diventate sempre più limitate, non vorremmo che alla fine potessero venir ridotte alla scelta tra le mele e le pere della mensa. Inoltre, a capo di queste rappresentanze vengono eletti (designati) in larga misura vertici delle forze armate. E’ un po’ come se il capo dei sindacalisti della FIAT fosse Gianni Agnelli o magari suo fratello Umberto. Tanto che nella scorsa legislatura il capo delle rappresentanze militari, che era uno degli ammiragli di maggior ‘peso’ delle forze armate ebbe a denunciare il suo personale disagio per trovarsi spesso a svolgere ruoli tra loro contrastanti. Veniamo ad accennare ad alcune delle vicende in cui questa Associazione ritiene siano mancate delle risposte, pur dovute, a questioni di notevole rilievo.

 

Il caso Scieri:

Non sappiamo neppure, a proposito di questo caso, che tanto ha fatto parlare di sé, se qualcuno tra il personale di governo della caserma è stato punito,Scieri si trovasse dentro o fuori della caserma quando per la prima volta lo cercarono (in un ‘albergo spagnolo forse c’è maggior controllo!). Pensiamo alle ronde che non si sono accorte per tre giorni del cadavere, mentre avrebbero dovuto ispezionare ogni metro quadrato della caserma, pensiamo all’ufficiale di picchetto che per tre giorni non ha dato ………………..

In un documento del Ministero della Difesa a proposito del caso Scieri viene citato il proverbio cinese:’Fa più rumore un albero che cade che cento che crescono h. E’ concepibile una simile visione per una tragica morte che ha avuto però il ‘torto’ di fare troppo rumore?

 

Gli alpini Fioretti e Nigro caduti da 50 metri da un elicottero:

 

Il caso degli alpini caduti dall’elicottero il 9 agosto 2001 mentre questo si trovava ancora a 50 metri di altezza dal suolo a lasciato tanti interrogativi senza risposta. A partire da quale era la missione e se questa, come sostenne il sottosegretario Bosi, fosse una missione antiguerriglia il (13 agosto 2001) e se il personale fosse preparato per una simile missione. E poi il problema del perché l’elicottero si era alzato in volo con il personale ancora in piedi e quindi senza il rispetto di elementari norme di sicurezza. E perché il colonnello, che pure era il più alto in grado nell’elicottero non aveva imposto che le norme di sicurezza fossero rispettate. E ancora: il personale era a conoscenza approfondita delle procedure da seguire per lo sbarco, oppure aveva avuto solo un sommario briefing?

 

Il caso Cervia e il caso Alpi:

 

Dell’ex sergente di Marina si disse che era poco più di uno sprovveduto, ma poi si scopri che era stato il primo del suo corso e che aveva seguito una serie di corsi di specializzazione. Ma quando si andò a cercare sul foglio matricolare quali erano questi corsi, si scopri che c’erano almeno quattro fogli matricolari diversi, mentre il foglio matricolare dovrebbe essere redatto in un'unica copia (qualsiasi altro esemplare dovrebbe essere in copia autentica). E nei fogli mancavano dati sui corsi. Qualcuno fu punito per questa inaccettabile situazione amministrativa o si scopri anche che il dettaglio curriculum relativo alla connessione del nulla osta di sicurezza, che conteneva una serie di informazioni sull’interessato che sarebbe potuto essere stato di grande utilità per le indagini della Magistratura fu consegnato solo – se ben ricordo- quattro anni dopo. Domande senza risposta di questo tipo le abbiamo trovate anche nel caso di Ilaria Alpi. Tutto ciò che faceva parte dei suoi effetti personali pare sia stato portato a bordo della nave Vittorio Veneto, ma sparirono i block notes che avrebbero potuto essere stati la chiave per capire il perché della uccisione. Silenzio su tutto questo, come su tanti punti emersi sul diario del maresciallo Aloi. Anche su questo è calato il silenzio. E circa la Somalia viene da ricordare tutta la questione delle violenze condotte dal personale della polizia militare che avrebbe dovuto impedire proprio le violenze. La donna stuprata con un razzo illuminante, l’uomo sottoposto a scosse elettriche nei genitali. I prigionieri incappucciati. E’ possibile che nel Comando nessuno fosse al corrente di quanto avveniva? Che nei briefing queste questioni non fossero emerse? Mai abbiamo avuto una risposta.

 

Il caso di Andrea Oggiano e quello di Salvatore Malgioglio:

 

Il paracadutista Oggiano si gettò sotto il treno a Chiavari, ai genitori aveva detto che aveva subito gravi violenze per nonnismo. Il Comando negò nella maniera più assoluta, che questo poteva essersi verificato. Anni dopo una gola profonda parlò. Vi fu un processo e il seviziatore venne individuato. Nel caso del militare Malgioglio che fu trovato morto, si sostenne che si era trattato di un suicidio.Ma otto anni dopo, anche per l’incrollabile costanza della madre, si venne a sapere che non era cosi. La corte di Assise di Marsiglia, il 17- 07- 2002, ha escluso l’ipotesi del suicidio. Dunque il giovane era stato ucciso. E’ possibile che venga coperto un omicidio?

 

La nave albanese ‘Kater I Rades’ e i suoi 118 morti:

 

La Kater I Rades fu affondata nel canale di Otranto il 28 Marzo 1997, speronata dalla corvetta Sibilla. Ad oggi non si sa quali erano le regole di ingaggio in vigore che sembra siano state decise il 27 marzo 1997. Non si sa in particolare se era consentita la manovra di ‘harassement’ (M9A), cioè la manovra che permette di generare un panico nella nave inseguita ed eventualmente l’abbordaggio. Se questa era in vigore, chi l’aveva autorizzata, visto che è in contrasto con il Diritto Internazionale marittimo? E chi imparti gli ordini alla corvetta; il Comando in capo della squadra navale o il Comando del Dipartimento di Taranto? E da chi dipendeva operativamente la corvetta? A tutt’oggi non abbiamo risposte.

 

Le vittime degli aerei AMX:

 

Molti piloti sono morti sugli aerei AMX, tanto che è stata chiesta una Commissione di inchiesta parlamentare. Il primo che mori fu il Comandante Manlio Quarantelli; accadde all’aeroporto di Caselle nel volo di collaudo del 1984. Lo scrivente chiese, allora, che la linea di volo fosse fermata. Ma cosi non avvenne, ci sono stati altri sei morti, alcuni piloti si sono salvati gettandosi col paracadute.  Numerosissimi gli incendi non mortali. Come e’ stata valutata la sicurezza di questo aereo? Vi sono anche delle questioni tecniche che lasciano profondamente perpessi. Come e’ possibile che l’aereo al comando del capitano Carrone, caduto presso Rimini in poco più di 20 metri di fondale (dove sono capaci di operare anche i sommozzatori della domenica !)non sia stato ancora oggi ritrovato?. Ricordiamo che l’aereo DC9 Italia cadde presso Ustica fini in 3.500 metri di fondale, ma e’ stato ritrovato pezzo per pezzo. Chi e’ responsabile del mancato ritrovamento di questo AMX? Ritrovamento molto importante perché i motori non sono rimasti danneggiati. Occorre domandarsi perché sono stati usati i cacciamine classe Lerici, privi tuttora dello Smin; perché vista la carenza delle nostre capacità di ricerca, non si è chiesto alla marina USA o a quella francese (ben più attrezzate ) di intervenire in aiuto. E perché non si è fatto ricorso a dei civili? E perché non sono state esaminati neppure con cura certi rilievi della nave Magnaghi che pure lasciavano intravedere abbastanza chiaramente la traccia di un ala dell’aereo? E perché non è stato usato il rilevatore elettromagnetico MAD che permette di ricercare anche oggetti coperti da sabbia o fango sul fondo marino? Anche qui, tante domande senza risposta.

 

 

 

Le morti possibilmente legate alla contaminazione da uranio impoverito:

 

 Perché c’è da chiedersi, i nostri reparti in Somalia e in Bosnia non hanno adottato le misure di protezione previste che invece erano adottate dai reparti USA operando fianco a fianco dei nostri? Perché si e’ negato almeno per un anno che in Bosnia l’uranio non era stato usato quando, invece, era noto l’uso dell’uranio fin dal 1995, dato che gli aerei che avevano effettuato i bombardamenti con armi all’uranio erano partiti dalla base di Aviano. Una base che al comando di un colonnello italiano e che quindi aveva ricevuto tutti i rapporti di volo nei quali l’aereo deve dichiarare i bersagli colpiti e le posizioni geografiche, come pure il numero di proiettili impiegato?E perché nelle relazioni del prof. Mandelli compare una presenza nei Balcani di circa 40 mila militari, mentre nel Libro Bianco 2002 la presenza dei militari italiani e’ quantificata in circa 27 mila uomini?E’ chiaro che un morto su 40.000 non ha lo stesso peso che un morto su 27.000. E perché sono stati presi in considerazione tutti coloro che si sono recati nei Balcani quando a rischio era solo il personale in Bosnia che ha operato in zone colpite, ma senza misure di protezione, mentre il personale in Kosovo non andava considerato perché aveva adottato le misure di protezione, quello in Albania e in Macedonia era fuori rispetto al rischio?

 

L’uccisione di cinque uomini della scorta in Via Fani:

 

Il fatto risale a molti anni fa, ma e’ tornato di attualità recentemente quando in relazione ad un libro di un ‘gladiatore’ ( ‘l’ultima missione’) si è venuto a sapere che vi era stato un preavviso circa il rapimento Moro e che due settimane prima- esattamente il 2 Marzo 1978- un gladiatore era stato inviato a Beirut per sollecitare l’intervento dell’OLP per la liberazione dell’on. Moro. Se le cose stanno cosi siamo oggi ad interrogarci sul perché non sono stati emanati tutti gli allarmi che avrebbero sicuramente evitato la morte di questi cinque uomini della scorta. Ma tanti interrogativi senza risposta sono emersi a distanza di 25 anni su questa tragica vicenda. E perché ad oggi non è stato ascoltato ancora il ‘gladiatore’ di cui già da due anni si conosceva la storia perché pubblicata su un sito internet? Storia di cui lo scrivente aveva reso edotto Il Ministro della Difesa, il Presidente del Consiglio, il Presidente della Commissione Stragi, il Presidente del CO.PA.CO

 

Risarcimenti alle vittime:

 

E’ una problematica che l’associazione ha posto fin dalla sua nascita nel 1983.Per legge avrebbero dovuto essere risarciti per la somma di 50 milioni i familiari dei militari morti in servizio a partire dal 1969. Ma ciò non è avvenuto in numerosissimi casi. E ad oggi non si conosce nemmeno il numero e il nome degli aventi diritto. E’ accettabile una simile situazione? Senza conoscere il numero e i nomi, come può il Parlamento prevedere uno stanziamento di fondi per gli indennizzi? Vi è stata  una completa trascuratezza circa elementari diritti di questi militari. E ciò a prescindere dalla cifra di 50 milioni per vittima. La monetizzazione della morte di una persona non è possibile farla in assoluto, ma la cifra di 50 milioni è un terzo di quella per esempio assegnata alle vittime per dovere o del terrorismo o alle vittime di Ustica o a quelle di Casalecchio sul Reno. E ciò per non accennare al fatto che per ciascuna delle famiglie delle vittime della sciagura del Cermis sono stati assegnati (e pagati in tempo brevissimo) ben 4 miliardi di lire.Qui ci sono famiglie di militari che dal 1969attendono di ricevere ancora una lira. Anche su questo tema, tante domande senza risposta.

 

Mi fermo qui in questo elenco che ha solo lo scopo di far capire perché l’Associazione che presiedo ritiene che non vi sia un dialogo proficuo con l’Amministrazione della Difesa. Perché vi sia scarsa trasparenza e vi siano pesanti zone d’ombra; vi sia un vero e proprio vallo tra forze armate e società civile. Anni or sono il compianto Ministro della Difesa Giovanni Spadolini che ricevette- cosi come pure il Presidente della Repubblica Pertini- in varie occasioni delegazioni dell’Associazione che presiedo, rendendosi conto della situazione istituì presso il V reparto del Ministero della Difesa un’apposita sezione per i contatti per l’esterno sulle tematiche sopra accennate rette in tempi successivi dai colonnelli Biaggini e Stefanelli. Ma la sezione venne chiusa dopo non molto tempo e il dialogo che era iniziato si è interrotto; e ciò nonostante che Presidenti della Commissione Difesa della Camera e Sottosegretari del Ministero della Difesa abbiano chiesto la reinstallazione di questa sezione. In sostanza il pericolo che noi temiamo è che il Ministero della Difesa diventi sempre più una specie di Fortezza Bastiani, quella del libro di Dino Buzzati “il deserto dei Tartari”. Nella metafora la società civile sarebbe l’equivalente dei Tartari o del minaccioso ‘stato del Nord’ Temiamo che , come nella Fortezza, in ‘forma’ vinca sulla vita; temiamo che si affaccino dei Drogo, degli Ortiz, dei Filmore e soprattutto dei Tronk. E che qualche sparuto Angustina non trovi più spazio. Ma la ricerca della verità deve essere compito di tutti; se vi sono degli errori occorre ammetterli da qualsiasi parte siano stati compiuti. Perfino il papa, che per Statuto è infallibile, ha ammesso che la chiesa ha compiuto degli errori. Il Ministero della Difesa mai. Mi sono limitato a ricordare vicende che in sé contengono qualcosa di essenzialmente negativo. Ciò non vuol dire che non vi siano vicende altamente positive, che riguardano spesso il personale militare di condizione più umile; non di rado il loro contributo è sottovalutato o va a finire in conto ai superiori. Vi sono casi che meritano un 100% di lode, a volte anche qualcosa di più, contro le stesse leggi della burocrazia. Leggevo proprio oggi sul quotidiano ‘La Nazione’di un preside che ha dato una votazione di 104 su 100 ad una studentessa di S. Marcello Pistoiese, Brava. Anzi bravissima! 100 centesimi non bastavano per lei.Bravo il preside che ha dato un voto non previsto dalla legge. Lo scrivente l’avrebbe dato a quegli alpini che in Kosovo, a rischio della vita, ricercarono i corpi dei loro compagni Fioretti e Nigro nella notte in terreno minato e dove forse vi erano anche armi all’uranio. Bravi. Anzi bravissimi! Ma dubito che qualcuno abbia dato loro 104. Ciò che noi vorremmo è un esercito da 104! Ma ciò non toglie che chi sbaglia debba essere punito, a tutti i livelli della scala gerarchica. In temi come quelli sopra accennati dovrebbe esserci tra le forze armate e la società civile un dialogo aperto e costruttivo in cui si possono chiarire i punti controversi. E’ purtroppo ciò che oggi manca. Per questo lo scrivente ha voluto indirizzarle questo pro-memoria, che almeno eliminerà il ‘perché’ dell’esistenza di un disagio.

 

                          

Falco Accame
Presidente ANAVAFAF