Associazione Nazionale Assistenza Vittime
Arruolate nelle Forze Armate e Famiglie dei Caduti

Segreteria: Largo Michelangelo, 5 - 00034 Colleferro (RM)




Roma, 21/03/2005

All'On. Pierferdinando CASINI
Presidente della Camera dei Deputati

P.c. Soci ANAVAFAF

Gentilissimo Signor Presidente,

      La ringrazio anche a nome dei Soci dell'ANAVAFAF, di averci dato la possibilità di esprimere le problematiche di cui siamo portatori, al Suo Segretario, il dott. Romano, che ha voluto cortesemente ascoltarci, anche se avremmo desiderato, magari solo per qualche istante, di poterLe esprimere direttamente il senso del nostro più profondo sentimento di delusione e di rabbia per come l'Istituzione Militare si è comportata nei nostri riguardi. Per troppi anni le Forze Armate hanno trascurato (e continuano a trascurare!) diritti sanciti dalla legge che riguardano quelli che, opportunisticamente, in altre circostanze vengono chiamati "i nostri ragazzi" e che almeno per quanto ci riguarda, ci sembrano piuttosto "i figli di nessuno", "i militi ignorati".
      Le Istituzioni vanno rispettate da parte dei cittadini, ma le Istituzioni debbono anche rispettare le leggi del Parlamento. C'è chi aspetta da più di trent'anni, da parte dell'Istituzione Militare, il riconoscimento degli indennizzi per i figli morti o invalidati durante il servizio militare. La legge obbliga l'apparato militare a risarcire, con la modestissima cifra do 50 milioni, la morte di militari di leva e di carriera e con cifre proporzionalmente inferiori coloro che dopo il servizio militare restano parzialmente inabilitati.
      Ciò è quanto stabiliscono la legge 308/81 e la legge 280/91 che prevedono risarcimenti a datare dal 1° gennaio 1969. Infinite volte, nei lunghi anni che decorrono da quelle date, l'Associazione ha richiesto al Ministero della Difesa di ottemperare agli obblighi di legge ma non ha mai avuto alcuna risposta. In particolare, si è chiesto, comunque, di conoscere il nome degli "aventi diritto" in quanto almeno, in base a questo elenco, le famiglie sanno (molte, purtroppo, oggi non esistono neppure più), di essere titolari di un diritto. Conosciamo, almeno approssimativamente, i numeri (almeno quelli relativi ai deceduti, vedi allegati), ma non conosciamo i nomi degli aventi diritto. E senza conoscere i nomi, ovviamente, non si può.
a) conoscere la somma da devolvere agli indennizzi;
b) indennizzare gli aventi diritto.
      Ovviamente presso i distretti militari, per ogni militare deceduto o infortunato, esiste la relativa documentazione. Quindi i distretti militari devono essere in grado di fornire i nomi dei militari deceduti o infortunati.
      Ma finora non è stato possibile avere l'elenco nominativo di questi militari. Mi permetta di considerare questo comportamento delle istituzioni semplicemente vergognoso e testimone di una straordinaria inefficienza e mancanza di rispetto nei riguardi di tanti umili cosiddetti "servitori dello Stato". La cifra di 50 milioni per la morte di un militare di leva o di carriera, nasce da una proposta di legge del lontano febbraio 1977 (vedi allegato); ma oggi la cifra dovrebbe essere rivalutata in almeno 150 milioni. Si tratta di una cifra assai inferiore a quella che lo Stato, in altre circostanze, ha ritenuto necessaria per indennizzare la morte di cittadini. Ad esempio, per le vittime della tragedia del Cermis, lo Stato ha immediatamente stanziato (ed entro tre mesi ha assegnato) la cifra di 76 miliardi, il che significa un indennizzo per ciascuna famiglia avente il diritto di 4 miliardi. Recentemente, per i morti di un esplosione a Nassyria sono stati immediatamente stanziati per ciascuna delle famiglie aventi diritto, 400 milioni.
      Dunque, se per gli altri morti la vita ha un peso, per quelli con le stellette mi pare abbia il peso di poco più di una piuma. Tante famiglie non hanno ricevuto dallo Stato NEMMENO UNA LIRA, dopo oltre trent'anni. Io mi chiedo, e Le chiedo, se qualcosa del genere possa essere ritenuto accettabile in un paese civile!
      La situazione si è dimostrata anche particolarmente grave in tempi recenti per la questione dei morti e degli ammalati a causa di possibile contaminazione da uranio impoverito. Molte famiglie hanno dovuto accollarsi le spese delle cure e anche dei funerali. Per uno dei casi più gravi, quello del Maresciallo Marco Diana (vedi allegato), a cui lo Stato aveva negato perfino la modestissima pensione che inizialmente gli era stata concessa, e non aveva le spese per pagarsi gli integratori alimentari di cui si deve nutrire, è fortunatamente intervenuto il Presidente della regione Sardegna che si è recato personalmente a casa sua dando l'esempio di come le Autorità dovrebbero comportarsi, facendogli avere, il giorno seguente, gratuitamente, i medicinali necessari.
      Ma, ancora oggi, come abbiamo potuto precisare al dott. Romano, non vengono concessi gli indennizzi previsti dalle succitate leggi 308/81 e 280/91 ai volontari, in relazione ad una interpretazione errata della legge che la Prima Commissione della Camera ha già da tempo chiarito (vedi Allegato). Il documento precisa che gli indennizzi sono dovuti sia al personale di leva che di carriera, come del resto indicato nel titolo della legge e come facilmente intuibile per motivi di equità, tra cittadini.
      Il fatto che vi debbano essere risarcimenti per i volontari è ovvio (tra l'altro, attualmente, le Forze Armate sono costituite di soli volontari) e del resto i volontari di Nassyria sono stati risarciti recentemente (e con una somma quattro volte superiore ai 50 milioni), il che mi pare sia la prova più evidente che il risarcimento spetti anche a loro.
      Anche a tale proposito l'Associazione ha invano cercato di intervenire in questi cinque anni in cui si &egarve evidenziato il fenomeno dei morti e degli ammalati per l'uranio impoverito. Un evento estremamente dannoso come precisano le stesse norme di sicurezza stabilite da Autorità Militare Italiane di cui qui di seguito Le cito qualche passo rilevante.
      Nelle norme emanate il 22 novembre 1999 a firma del Colonnello Osvaldo Bizzarri, per la K Force, la forza multilaterale nei Balcani, si legge: "Rimani lontano da carri/mezzi bruciati e da edifici colpiti da missili crociera. Se lavori entro 500 mt di raggio da un veicolo o costruzione distrutti indossa protezioni per le vie respiratorie. Inalazioni di polvere insolubile UI (uranio impoverito) sono associate nel tempo con effetti negativi sulla salute quali il tumore e disfunzioni nei neonati. Questi potrebbero non verificarsi fino a qualche anno dopo l'esposizione."
      Nelle norme emanate dalla divisione Folgore l'8 maggio 2000, a firma del Colonnello Ferdinando Gualtieri si legge ad esempio: "La pericolosità dell'uranio si esplica sia per via chimica, che rappresenta la forma più alta di rischio nel breve termine, sia per via radiologica che può causare seri problemi nel lungo periodo. La maggiore pericolosità per il tipo di radiazione emessa si sviluppa nei casi di irraggiamento interno (contaminazione interna)"....
      E al paragrafo "Soggetti a rischio", si legge :In relazione alla partecipazione del contingente italiano alle attività di supporto alla pace in Kossovo, può essere definito soggetto a rischio da contaminazione interna da uranio, colui che abbia soggiornato o operato in prossimità di un obiettivo colpito da munizionamento ad uranio impoverito e in aree dove siano stati individuati proiettili a DU (depleted uranium) o frammenti di esso. Rientra in tale gruppo anche chi detiene impropriamente anche proiettili non esplosi e/o frammenti di essi. Il rischio maggiore di contaminazione si potrà verificare in presenza di terreno secco e polveroso ed in condizioni che favoriscono la ri-sospensione delle polveri di uranio (vento, passaggi di veicoli, etc. ).
      E' stata inoltre tirata in causa la non concedibilitagarve della cosiddetta causa di servizio, per i morti e malati da contaminazione da uranio impoverito. Ma le succitate leggi 308 e 280 prevedono, come abbiamo potuto ampiamente precisare al dott. Romano, la concessione degli indennizzi indipendentemente dalla causa di servizio per tutti quegli eventi che si sono verificati "in servizio" (cioè mentre il personale riveste le stellette). E quindi doveva essere concesso sia che si riconoscesse la causa di servizio, sia che non la si riconoscesse.
      Ed anche a questo proposito, debbo far notare, con grande amarezza, che proprio in questi casi cosi gravi di militari ammalati di tumore (vi è chi ha perso un occhio, vi è chi ha perso i genitali), non si è voluta concedere la causa di servizio in base alla falsa affermazione che per concedere la causa di servizio, debba esservi un legame di necessità tra causa ed effetto, mentre cause di servizio (lo scrivente è titolare di una di esse) sono state concesse in molte migliaia in base a semplici legami probabilistici e non di necessità.
      E' ovvio che per i tumori, di cui non si conosce la eziopatologia, non si può nemmeno stabilire un legame di necessità nel rapporto causa-effetto. Il problema è del tutto analogo a quello del legame tra il fumo e i tumori- legame probalistico- oppure tra l'amianto e i tumori (anche questo un legame problalistico). Ma ciò non toglie che si riconosca la dannosità del fumo del tabacco come dell'amianto e la sua incidenza sui tumori.
      Dunque, anche per questi casi di patologie provocate dall'uranio impoverito, riteniamo che vi sia una enorme trascuratezza dello Stato nei riguardi dei militari di leva e volontari. Tra l'altro, oggi, i militari di leva non esistono più e ci sono solo volontari e quindi le leggi 308 e 280 non sono applicabili che ai volontari.
      Recentemente, durante una manifestazione organizzata da questa Associazione di fronte a Palazzo Chigi, a cui era presente un malato per possibile contaminazione da uranio, che versa in condizioni gravi (ha già ricevuto l'estrema unzione) e i genitori di un militare morto per possibile contaminazione da uranio, siamo stati un'intera giornata in piazza chiedendo inutilmente che una delegazione fosse ricevuta a Palazzo Chigi, ma non è stato possibile. C'è sembrato un atto di grande dispregio nei riguardi di cittadini italiani che versano in grandi difficoltà.
      Quanto sopra desideriamo farLe presente chiedendo un intervento che corregga le gravi manchevolezze attuali e permetta di riportare un pò di serenità in tante famiglie distrutte dal dolore e un pò di speranza in tanti militari gravemente ammalati che hanno perso ogni fiducia nello Stato Italiano.


Falco Accame
Presidente ANAVAFAF