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ASSOCIAZZIONE NAZIONALE ASSISTENZA VITTIME ARRUOLATE NELLE FORZE ARMATE E FAMIGLIE DEI CADUTI -------------------------- segreteria : largo Michelangelo ,5 – 00034 Colleferro (Roma) tel. 069780145 – Concetta Conti
Colleferro, 11 giugno 2003 Al Sig Presidente del Senato Senatore Marcello PERA, Senato della Repubblica, Roma Al Sig Presidente della Camera Onorevole Pierferdinando CASINI, Camera dei Deputati, Roma Signori Presidenti, Scrivo a nome di un gruppo di madri che hanno perso il figlio durante il servizio militare in circostanze rimaste purtroppo mai chiarite. Facciamo parte dell’ Associazione ANAVAFAF il cui Presidente è l’On Falco Accame che dal 1983 lotta per la tutela della salute degli appartenenti, ad ogni titolo, alle Forze Armate dello Stato affinché sia data piena e concreta attuazione al principio costituzionale che vuole garantito ad ogni cittadino il diritto alla salute. Desidero a loro nome porre alla Loro autorevole attenzione quanto di seguito. Nel 1979 dalla Commissione Difesa della Camera dei Deputati fu stabilito, durante l’esame di una proposta di Legge del 1977, lo stanziamento della già allora modica cifra di 50 milioni di lire di risarcimento per i familiari delle persone decedute durante il servizio militare, poiché questo era quanto valeva, per lo Stato, la morte di un soldato. Fu chiesto al Ministero della Difesa, affinché la Legge potesse essere approvata, di fornire l’elenco degli aventi diritto a partire dal 1969 (ritagli di giornali allegati) per poter reperire la somma complessiva da mettere a bilancio ed individuare coloro a cui doveva essere concessa. Il Ministero non riuscì a fornire l’elenco durante quella VII Legislatura e nemmeno in quelle successive fino ad oggi. Ci chiediamo se al Ministero della Difesa è concesso di non ottemperare all’elementare dovere di comunicare ai Presidenti di Senato e Camera dati facili da reperire, dovuti anche ai sensi della Legge 241/90 sulla trasparenza dei dati amministrativi e necessari per poter varare la Legge di cui sopra. Ci chiediamo se il Paese, facente parte dell’elite economica mondiale ed orgogliosamente partecipe a “missioni di Pace” non sia, per ciò che riguarda il Diritto, figlio degenere del Diritto Romano e componente del gruppo dei paesi terzi e quarti, poiché il Parlamento sembra non contare più nulla. Per oltre venti anni, in ogni Legislatura, abbiamo cercato in ogni modo che le varie Commissioni Difesa succedutesi ottenessero dal Ministero della Difesa le informazioni richieste in maniera che la proposta di Legge in questione e le molte altre analoghe seguite, potesse essere approvata, senza mai ottenere alcunché. Evidentemente, il Ministero della Difesa, dei nostri figli morti, in quanto tali, non sa che farsene e noi, semplicemente, non esistiamo. Dire che questa è una situazione vergognosa è dir poco; a nulla sono servite le nostre manifestazioni di protesta di fronte a Montecitorio e al Ministero della Difesa: l’indifferenza è stata totale. Durante l’attuale Legislatura alcune di noi, il 5 luglio 2000 hanno avuto un incontro con il Presidente della Commissione Difesa della Camera che, in quell’occasione, ci assicurò che entro l’ottobre dello stesso anno la questione sarebbe stata risolta. Siamo nel giugno del 2003 e non è ancora nota la famosa lista degli aventi diritto, per quanto sia facile, con un minimo di buona volontà, prepararla poiché negli archivi di ogni distretto militare esiste la traccia di ogni caso riferito alla morte di un militare, se non altro per le inchieste che devono essere avviate. Ci chiediamo come questo sia possibile, se
dipende da trascuratezza ed incapacità amministrativa, impensabile in
un’Istituzione come le Forze Armate o, peggio, dalla volontà di non voler
provvedere ai risarcimenti alle famiglie così come il Parlamento apparentemente
vorrebbe fare, ma che non può fare poiché senza la lista non può essere emanata
nessuna legge. Riteniamo
che l’immagine delle Forze Armate, nel sentire popolare, sia più forte
attraverso il modo in cui esse considerano i suoi appartenenti, anche essi
cittadini a pieno titolo della Repubblica e liberi di dare un giudizio, che attraverso
l’esteriorità delle immagini propinate attraverso i media, ma non possiamo che
deplorare, con le nostre sole forze una situazione, la nostra, che riteniamo
profondamente ingiusta, incivile ed illegale. Riteniamo
anche che il Parlamento Italiano abbia la deplorevole responsabilità di non
aver sentito la necessità di fare, imponendolo nella sua sovranità, un
elementare atto di giustizia, lasciando i nostri figli, che pure furono, al
pari di altri, Soldati della Repubblica ma a differenza di altri morti durante
il Servizio, completamente dimenticati: Caduti dalla Memoria. L’unica risposta
che noi possiamo dare a questa ignavia è quella di non apporre mai più il
nostro segno sulle schede elettorali, simbolo di democrazia del Paese dato che
esso, nei fatti, non rispetta i diritti più ovvi dei suoi cittadini. Non può esserci detto che non ci sono
disponibilità finanziarie: non è ammissibile. Non può esserci detto perché si
spendono milioni di euro per attività d’immagine ed abbiamo visto che è stata
sufficiente una piccola sollecitazione straniera perché lo Stato stanziasse
seduta stante una cifra di settantacinque miliardi di vecchie lire e nominasse
un’ apposita commissione d’inchiesta per fare avere il dovuto nel giro di tre
mesi ai familiari delle vittime della tragedia del Cermis. In questo caso
denaro e provvedimenti di legge sono stati tempestivi. Sappiamo che la vita di
una persona non è monetizzabile, il dolore per la perdita di un figlio va,
ovviamente, ben oltre le lire o gli euro di risarcimento. E tuttavia
un’ingiustizia maggiore perpetrata dallo Stato non riusciamo ad immaginarla.
Per questo motivo facciamo istanza alle massime Autorità del Parlamento perché
le aspettative e le richieste di giustizia di ognuna di noi siano soddisfatte. Con
il dovuto rispetto,
per le Madri dei Caduti, |
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