Associazione Nazionale Assistenza Vittime
Arruolate nelle Forze Armate e Famiglie dei Caduti

Segreteria: Largo Michelangelo, 5 - 00034 Colleferro (RM)




Roma, 25/02/2005



Alla Direzione Generale

del Personale Militare

VI Reparto Ministero Difesa

Signor Direttore Generale,

      faccio seguito alla mia lettera del 02/02/2005, riferendomi ancora agli indennizzi per il personale previsti nei 50 milioni di vecchie lire stabiliti dalla legge 280/91 e precedenti. Risulta che, secondo alcuni giudizi espressi, i gravi casi di infermità e morte verificatisi per contaminazione da uranio impoverito nelle operazioni effettuate dai nostri militari in zone dove sono state usate queste armi, non sarebbero da considerarsi come pertinenti alle su citate leggi in quanto non derivate da violenza. Ma quale violenza maggiore si può pensare di quella costituita dai bombardamenti con armi all'uranio, specie quelle dei missili da crociera che contengono barre di uranio da ben 300 kg?
      Le leggi su citate si riferivano a infermità e infortuni accaduti in tempo di pace e non era all'epoca della stesura prevista la possibilità che i militari in tempo di pace potessero essere impiegati in operazioni di guerra. Pensiamo ad esempio alla Somalia e all'operazione Restore Hope, una operazione in teoria "pacificissima" in quanto avente per scopo solo l'effettuazione dei soccorsi umanitari. Ma in Somalia ci furono oltre 10.000 morti e al Check Point Pasta noi perdemmo tre militari. L'alto tasso di violenza in Somalia ha fatto storia a se. Ma ovviamente anche negli altri teatri operativi dove sono state impiegate armi all'uranio è innegabile che i nostri militari, ivi impiegati, hanno operato in un clima di violenza armata.
      Mi sembra pertanto che chi ha considerato affette da non violenza le operazioni in cui i soldati si trovano esposti ad azioni armate, sia in errore oppure abbia interpretato in modo indebitamente restrittivo le citate leggi. Del resto le norme di protezione adottate ad esempio per i Balcani dalla K Force (22 novembre 1999) e quelle adottate per la Folgore (3 maggio 2000) (vedi allegati) mettono in evidenza i pericoli a cui in tempo di pace sono stati soggetti i militari operanti nelle zone colpite. Viene in particolare rilevato nelle suddette norme di protezione il rischio di tumori per il personale e di malformazioni alla nascita per la prole (attualmente viene consigliato al personale di non avere figli almeno per un anno).
      Circa le norme di protezione a suo tempo emanate dalla Folgore l'impiego dell'uranio impoverito vi appare come un elemento gravemente dannoso alla salute , tanto è vero che si specifica come "soggetto a rischio" chi ha operato in prossimità di un obbiettivo colpito da uranio impoverito e in aree dove sono stati impiegati proiettili di uranio impoverito e frammenti di esso. Ed è evidente che il personale considerato a rischio sia da intendersi come personale avente diritto agli indennizzi previsti dalle leggi 308/81 e 280/91.
      A parere dello scrivente quindi nel concetto di violenza deve essere senz'altro inteso anche ciò che riguarda la violenza esercitata dalle armi impiegate in tempo di pace. Se tuttavia questa concezione non è condivisa dal Ministero della Difesa occorrono allora delle precisazioni eventualmente in sede di interpretazione autentica da parte del Parlamento. Occorre comunque che la questione sia chiarita in modo che non restano dubbi nella applicazione della normativa.
      Grato per quanto potrà fare in merito.

Falco Accame
Presidente ANAVAFAF