Roma 09-04-2003

DAL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CARLO AZEGLIO CIAMPI

 

Già stanchi e delusi dall’ennesimo inutile ed umiliante incontro eccoci arrivare al Cospetto del Presidente della Repubblica C. A. CIAMPI.

Siamo stati ricevuti e fatti accomodare su delle sedie disposte a cerchio. Noi, un po’ intimoriti, inizialmente non siamo riusciti a parlare. Bloccati davanti al Numero uno delle forze armate. Ci siamo fatti coraggio l’uno con l’altro. Abbiamo Finalmente cominciato a parlare. Abbiamo detto tutto quello che si può dire di una persona che non c’è più. Abbiamo detto tutto quello che si può dire di una persona che non è più in vita. Abbiamo detto tutto quello che si può dire per difendere il proprio caro dalle accuse. Abbiamo detto tutto quello che si ha dentro. Abbiamo detto  tutto quello che si può dire in pochi minuti. Lui, ora meravigliato, ora frastornato, ora attonito, ora colpito ha ascoltato attentamente le nostre crude e crudeli storie, alternando religioso silenzio a domande interessate. Il tentennamento del suo capo ha evidenziato più di una volta la sua incredulità.

Ci ha ascoltato. Ne siamo sicuri.Siamo stati accolti e finalmente rispettati, ascoltati e aggiungerei anche capiti. Poi, verso sera quando è finito tutto stanchi e con le lacrime agli occhi siamo ritornati

Nelle nostre case in treno come eravamo partiti… verso il nostro destino convinti che in qualche modo i nostri figli e fratelli scomparsi siano stati difesi e almeno rispettati. Con la speranza che  l’attenzione e la comprensione a noi tutti rivolta e dimostrata dal Presidente si realizzi in qualcosa di concreto.