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Signor Ministro,
l'associazione che ho l'onore di presiedere riceve sempre nuove segnalazioni di casi di militari morti
o ammalatisi per sospetta contaminazione da uranio impoverito, in relazione alle operazioni svolte nella
guerra del Golfo, in Somalia, nei Balcani e nei poligoni di tiro.
Solo in questi primi mesi del 2004, potrei citare i casi di cui siamo stati informati e che riguardano
il Maresciallo Fotia, morto a Padova, il Caporal Maggiore Melis, morto a Cagliari, il Capitano degli
Alpini Grimaldi, morto a Roma, il Marinaio (il nome rimasto anonimo per volontà della madre) prestante
servizio nel poligono di Salto di Quirra, morto a Cagliari, il Maresciallo Del Vecchio,ammalatosi di
Linfoma di Hodgkin in provincia di Siena, il Militare Stagni di Aprilia, recentemente operato di tumore
al colon, il Capitano Calcagni di Lecce, il Militare Paolo di Latina, il Maresciallo Falzarone, morto al
poligono di Capo Frasca in Sardegna, un Maresciallo (il nome è rimasto anonimo) dell'oristanese ammalatosi
di tumore, intervistato proprio in questi giorni dall'Unione Sarda.
Se si ammette che i tumori possono essere causati dalle sigarette e dall'amianto (anche se, ovviamente non
c'è la certezza), credo che lo stesso valga anche per chi,magari, si è trovato ad operare in vicinanza di
un esplosione causata dal missile Tomawak, che porta una barra di uranio impoverito di 300 kg. (che forse
ha effetti peggiori di qualche pacchetto di sigarette!).
Del resto, i pericoli dell'uranio impoverito sono specificati, non solo in tutte le normative americane che
noi possediamo dal 1984 (vedi allegato), ma anche nelle normative firmate da ufficiali italiani, come il
Colonnello Bizzarri e il Colonnello Gualtieri, che sono state emanate per i nostri reparti nel novembre 1999
e nel maggio 2000 (vedi allegato).
I pericoli delle armi all'uranio sono stati illustrati dagli USA in un suo filmato del 1995 destinato ai soldati,
un filmato assai istruttivo che recentemente è stato ripresentato anche in Italia nel programma televisivo
"Le Iene ' del 25. 03. 2004.
Non credo, pertanto, che possano ritenersi valide a dimostrare l'innocuità dell'uranio impoverito le dichiarazioni
televisive che fece il prof. Franco Mandelli nel corso della Conferenza Stampa a seguito della emanazione della
Prima Relazione della Commissione presieduta, appunto dal prof. Mandelli stesso. Non dimentichiamo, infatti,
che tale Prima Relazione era affetta da un grossolano errore di statistica, in quanto era stata adottata la
distribuzione di Gauss, al posto di quella di Poisson. Tale errore è stato, tra l'altro, ammesso dalla Commissione
che ha modificato, nelle successive relazioni, i suoi calcoli, il che ha portato, già fin dalla Seconda Relazione,
e con maggiore evidenza nella Terza, a denunciare l'altissimo tasso di Linfomi di Hodgkin non giustificabile
in base ad alcuna premessa. Tra l'altro, lo stesso prof. Mandelli, in un articolo scritto sulla Rivista Medica
Epidemiologia e Prevenzione dell'ottobre 2001, (che Le allego) ha affermato di non poter escludere un nesso
tra i Linfomi di Hodgkin e l'uranio impoverito.
A parere dell'Associazione che presiedo, ritengo che:
debbano essere urgentemente rifatte le "relazioni Mandelli" perché:
non hanno preso in considerazione casi che si sono verificati in seguito alle operazioni condotte
nella guerra del Golfo, in Somalia, in Macedonia, nei poligoni di tiro ma a preso in considerazione solo i
casi di cui era a conoscenza il Ministero Difesa, trascurando tanti altri casi di cui il Ministero della Difesa
non era a conoscenza, alcuni dei quali, invece, erano noti ad Associazioni che si occupano del problema; non sono state prese in considerazione, tra le patologie da esaminare, le malformazioni alla nascita
di figli di personale che è stato esposto all'uranio, né patologie neurologiche che manifestate (come ad esempio
il Morbo di Gerig, Sclerosi amiotrofica laterale). Va tenuto presente anche, che gli effetti dell'uranio
impoverito non sono solo radiologici ma anche chimici; è stato preso in considerazione un numero di militari potenzialmente esposti ai rischi in Bosnia e
Kossovo per un totale di circa 40.000 persone, largamente superiore a quanto ipotizzabile, anche in base a
quanto Lei stesso, Signor Ministro, ha scritto nella Sua Prefazione al Libro Bianco, in cui si parla di circa
27.000 partecipanti a dette operazioni. A parte questo, vanno esclusi dalla cifra di circa 40.000 presa in
considerazione nelle Relazioni Mandelli almeno 12.000 persone, cioè quelle che, dopo il 22 novembre 1999
(data in cui sono state emanate le norme di protezione) hanno operato in potenziali esposti, dato che, appunto,
le norme stesse stabiliscono che chi le adotta può considerarsi al sicuro dai pericoli dell'uranio impoverito.
debbano essere adottati immediati provvedimenti nei riguardi di chi, specie in Afghanistan e Iraq,
non sta facendo applicare misure di protezione ai nostri militari. Infatti, come milioni di Italiani hanno
potuto con statere dai filmati televisivi che mostrano i nostri militari impegnati in operazioni di pattugliamento
in quelle zone, in vicinanza di obiettivi distrutti, non vi è alcuno che applichi misure di protezione, come
maschere e occhiali. Sappiamo che, da quando ha recentemente dichiarato il Commissario dell'UNEP, il Finlandese
Pekka Haavisto, per ciò che riguarda i bombardamenti inglesi,in quella zona sono state sganciate circa due
tonnellate di armi ad uranio impoverito (non sappiamo, invece, quante tonnellate abbiano sganciato gli USA).
Quanto sopra vale ovviamente anche il personale che opera nei poligoni di tiro, dove le nostre Forze Armate
(e le produttrici) testano i mezzi corazzati a fronte delle armi in uso (tra cui quelle all'uranio impoverito).
Non risulta, tra l'altro, che sia stato emanato alcun bando per il divieto di impiego di armi all'uranio nei
riguardi dei paesi stranieri che si servono, per le loro sperimentazioni, dei poligoni. Occorra accertare le cause per le quali, mentre i reparti USA che hanno operato in Somalia, hanno
adottato fin dall'ottobre 1993 le norme di protezione, i nostri reparti le hanno adottate solo a partire dal
novembre 1999 (e nei poligoni di tiro, neppure oggi). Per tutto questo periodo i nostri reparti non hanno
operato coperti da norme di sicurezza, anzi abbiamo visto da filmati televisivi, come quello prodotto da Rai News24,
che i nostri soldati hanno operato a mani nude, raccogliendo migliaia di proiettili, da far poi esplodere in massa
nelle operazioni chiamate in gergo "Vulcano". Dal 1984, come si evince dalle norme che Le allego, l'Italia era
stata avvertita del pericolo del maneggio a mani nude dell'uranio impoverito. Tali norme prevedono, tra l'altro,
nel maneggio dei materiali, l'uso di occhiali, maschere e guanti, disposizioni che da noi non sono state prese in
considerazione.
Mi permetto, infine, di ricordarLe che, ai sensi di Legge sulla trasparenza amministrativa, Le ho chiesto di farmi
conoscere chi ha fornito al Prof. Mandelli il dato relativo ai circa 40.000 militari presenti in Bosnia e Kossovo
ma non ha avuto risposta. La lettera del 5 maggio scorso doveva avere una risposta entro 30 giorni! Io credo che
anche un Ministro della Repubblica debba rispettare le leggi della Repubblica.
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