ASSOCIAZIONE NAZIONALE ASSISTENZA VITTIME

ARRUOLATE NELLE FORZE ARMATE E FAMIGLIE DEI CADUTI

 

IRAK  - REVISIONE DELLE MISURE DI SICUREZZA – ADOZIONE DEL CODICE DI GUERRA

 

            L’aspetto bellico di guerriglia da noi esorcizzato finora denominando le operazioni in Irak come operazioni di aiuto umanitario e di pace, è emerso con prepotenza dopo l’agguato della guerriglia ed evidenzia che il compito dei nostri reparti non è solo di assistenza sociale ma riguarda anche l’affrontare situazioni armate. I reparti devono pertanto operare sotto la copertura del Codice di Guerra come accaduto in Afghanistan perché il Codice di Guerra, che a differenza di quello di Pace, include le norme internazionali di Ginevra sulla tutela del personale (pensiamo al caso che la guerriglia sequestri degli ostaggi). Inoltre il Codice di Guerra conferisce tutele economiche a chi rischia la vita (pensiamo alla ben nota indennità alle vedove riguardanti le “pensioni di guerra”).

            E’ bene non dimenticare, al di là delle parole di vicinanza spirituale e di solidarietà (che non servono a comprare il pane) la questione della assistenza concreta e materiale agli infortunati e ai loro familiari. Nel concerto delle retoriche espressioni di cordoglio sembra che tutti si siano dimenticati che la vita di un militare che muore in “situazione di pace” è “pagata” dallo Stato con una indennità di 50 milioni. E ciò soltanto QUANDO E SE essa”viene pagata”. Perché attualmente ci sono oltre 10.000 morti in tempo di pace e infortunati che attendono questo risarcimento dal 1969 !!! Ne è stato reso edotto anche il Presidente della Repubblica il 9 aprile c.a. scorso quando ha ricevuto una delegazione dell’Ana-vafaf.

            Occorre poi rivedere con la massima urgenza tutte le misure di sicurezza relative agli acquartieramenti dei militari provvedendo per prima cosa a mettere in atto delle barriere anti carro mobili che, nel caso specifico dell’agguato, se vi fossero state, avrebbero impedito alle autobomba di raggiungere l’edificio. Va anche svolta una indagine sul perché queste misure non sono state adottate neppure dopo attacchi ad istituzioni internazionali ed umanitarie in Irak. Occorre ripensare quindi i termini in cui è stata definita la missione in una ottica che tenga conto anche della presenza della guerriglia. La guerriglia esiste da tempi immemorabili come forma di lotta nei riguardi di un esercito occupante. Per venire a tempi moderni pensiamo alla guerriglia spagnola contro Napoleone, a quella del Vietnam, a quella afgana contro i russi, a quella dei somali durante la Restore Hope (una missione puramente umanitaria con oltre 10.000 morti) ma anche a quella condotta dalla nostra guerra partigiana in Italia. Le misure anti-guerriglia vanno adottate da subito sia per quanto riguarda le espressioni linguistiche che definiscono i compiti della missione, sia per quanto riguarda la materialità dei mezzi di difesa e ciò anche indipendentemente da quelle che potranno essere le valutazioni politiche circa il mantenimento o meno delle truppe in una missione che non si svolge solo sul piano degli aiuti ma anche sul piano di azioni belliche.

                                                                                                                      Falco Accame

                                                                                                                Presidente Ana-vafaf