ASSOCIAZIONE NAZIONALE ASSISTENZA VITTIME

ARRUOLATE NELLE FORZE ARMATE E FAMIGLIE DEI CADUTI

 

MORTE DI MILITARI ITALIANI IN IRAK

 

            Il grave attentato alla caserma in Irak non può accreditarsi al destino cinico e baro, ma deve addebitarsi a insufficienti misure di antiterrorismo a difesa della caserma, in particolare delle palificazioni in cemento armato (transennamento) per impedire che automezzi carichi di esplosivo, ormai assolutamente abituali nelle azioni antiterroristiche, possono raggiungere le strutture. Qualcuno dovrà rispondere delle erronee valutazioni di Intelligence che facevano ritenere la zona sicura.

            Infine credo che due riflessioni debbano essere fatte. La prima riguarda la illusoria convinzione che era stata data in mano anche all’opinione pubblica che l’opera di assistenza sociale svolta dalle truppe di per sé non le rendesse bersaglio (quando sono state attaccate perfino strutture della Croce Rossa) dimenticandosi che, comunque, le truppe non agivano come caschi blu, ma come truppe comunque di occupazione. E sotto questa ottica erano viste dagli Irakeni.

            L’ultima riflessione riguarda la pioggia di commenti di cordoglio alle vittime militari. A parole vengono espresse in continuazione delle frasi che sono totalmente in contrasto ai fatti. Ci sono oltre 10.000 vittime militari che dal 1969 non hanno ricevuto gli indennizzi stabiliti per legge. Le vittime dell’uranio impoverito sono costrette a curarsi a spese proprie perché non viene concessa la causa di servizio. E per i morti i funerali se li sono dovuti pagare i parenti delle vittime. La retorica del cordoglio e della solidarietà alle vittime suona profondamente falsa.

 

                                                                  Falco Accame

                                                                              Presidente Ana-Vafaf