Roma, 15.01.2004
L'AVVIO VERSO
IL SINDACATO DELLE FAMIGLIE DEI MILITARI ED MILITARI.
L'UNICA DIFESA RIMASTA PER LE FAMIGLIE DI 10.000 MILITARI MORTI E INFORTUNATI COMPLETAMENTE DIMENTICATI DALLO STATO ITALIANO



    Sono stati recentemente stanziati 400 milioni di indennità per i familiari delle vittime di Nassiriya. Ma per oltre 10.000 famiglie di militari vittime del dovere non meno di quelle di Nassiriya, lo statp italiano non ha concesso neppure una lira di risarcimento, anzi recentemente il Ministro per i Rapporti con il Parlamento ha comunicato (5 luglio 2003) che non vi erano fondi per risarcimento, mentre poi all'improvviso sono saltati fuori i soldi per i risarcimenti alle vittime di Nassiriya, vittime che una più accorta difesa della base avrebbe potuto evitare.     La legge 4 agosto 1991, N°280 (modifiche e integrazioni alla legge 3 giugno 1981 , N°308) chiarisce che il decorrere dei risarcimenti (i cosiddetti benefici!) decorono dal 1° gennaio 1969. Non abbiamo saputo ad oggi neppure i nominativi degli eventi diritto, anche se recentemente ( lo Stato Maggiore della Difesa, I Reparto Personale con foglio prot. N°114/3 1610/4560 5 (151) del 1° ottobre 2003, ha richiesto che vengano comunicati i nomi del personale destinatario (almeno dal 1976) degli "indennizzi" in favore dei militari infortunati o caduti durante il periodo di servizio.
    Ma è veramente inconcepibile che in un paese "normale" non si conoscano neppure i nomi di chi per legge è custode di un diritto al risarcimento. Purtroppo in Italia, a differenza della maggior parte dei paesi dell'Europa, non esiste una organizzazione sindacale come ad esempio l'Euromill, che possa intervenire con la dovuta autorevolezza sul Governo. E ciò mentre è sempre più pressante il richiamo a Forze Armate europee. Esiste purtroppo in Italia una tradizione che perpetua della massima trascuratezza nei riguardi dei soldati per quanto concerne i loro diritti. Sono stati considerati "carne da cannone" o numeri di matricola. Tanto è ancora oggi esistente la trascuratezza nei riguardi dei soldati da parte dei capi delle Forze Armate e della Difesa che i soldati cittadini italiani non possono neppure votare, mentre il diritto di voto anche per posta è concesso ai cittadini residenti fuori dall'Italia. A nulla sono valse 10 anni di protesta per fare acquisire questo diritto minimo. Forse solo una associazione di tipo sindacale dei congiunti dei militari può far cambiare una situazione che dire vergognosa è dire molto poco. Sembra che i militari vengano chiamati in causa solo per motivi di retoriche politiche di stampo patriottardo dimenticando completamente che i militari e le loro famiglie sono cittadini italiani a pieno diritto.



Falco Accame